Note storico-artistiche

Secoli di villa veneta

Il complesso “a volo d'uccello” · disegno a pastello di Alberto Cian, ante 1811

Il complesso “a volo d'uccello” · disegno a pastello di Alberto Cian, ante 1811

Andrea Navagero e Agostino Beazzano · dipinto di Raffaello

Andrea Navagero e Agostino Beazzano · dipinto di Raffaello

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Lo spirito della villa veneta

Villa Navagero è una residenza storica del XVI secolo che esprime, con naturale eleganza, il più autentico spirito delle ville venete. Un tempo cuore di una nobile tenuta agricola, in cui la dimora padronale si integrava armoniosamente con la vita produttiva dei campi, oggi si presenta come un luogo di rara bellezza dove storia, architettura e paesaggio dialogano in perfetta armonia.

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Profilo architettonico

Il disegno colorato a pastello del “pubblico perito agrimensore” Alberto Cian, collaboratore per molti decenni del proprietario dell'epoca Guido Erizzo, anteriore al 1811 — la località vi è indicata con il toponimo “Roveré” — offre una precisa immagine “a volo d'uccello” del fronte sud di tutto il complesso: i due piani dell'edificio centrale, le ali rientranti con camini di foggia carpaccesca, le barchesse arcuate, il cortile in masegni di pietra d'Istria e lo splendido giardino all'italiana con bordure e aiuole finemente disegnate.

L'impianto interno ha la struttura collaudata delle costruzioni veneziane: due saloni sovrapposti con pavimenti in terrazzo alla veneziana e soffitti sansovineschi, attorno a cui ruotano otto stanze. All'originaria configurazione cinquecentesca fu aggiunto, verso la fine del Seicento, il piano superiore, raggiungibile da un elegante scalone — l'episodio architettonico più rilevante della villa — che, con il suo ballatoio in marmi policromi, reca i connotati certi di una firma illustre: Baldassarre Longhena, allora impegnato nella vicina Villa Da Lezze.

Le chiavi di volta degli archi in pietra d'Istria sono finemente scolpite: guerrieri baffuti con elmo piumato al piano terra, aggraziati volti femminili al piano superiore. Tre archi sono ornati da mezzelune lignee a inflorescenze e racemi, di accuratissima fattura, che racchiudono lo scudo dorato dei Navagero: due bande sormontate dalla croce greca.

Notevole anche il caminetto in marmo e stucco con lo stemma coronato dei Navagero e la mitica fenice — l'uccello che rinasce dal fuoco. La facciata sulla strada pubblica reca gli stemmi marmorei, con elmo, volute e piumaggi, dei Navagero e degli Erizzo; quella rivolta a sud è ornata da una meridiana e da uno zodiaco con paesaggi affrescati in monocromo.

Elegantissime, per il gioco dei pieni e dei vuoti e il rincorrersi delle arcate, sono le due barchesse che si allungano come braccia monumentali verso il verde: archi a tutto sesto incorniciati da paraste in perfetto ordine toscano — tipologia ripresa nel 1818 da Guido Erizzo nella facciata del nuovo oratorio, dedicato alla Madonna del Rosario. Lo stesso Erizzo “inventa” il portichetto verso la foresteria, riutilizzando le agili colonnine provenienti dalle cedraie della vicina Villa Da Lezze.

La barchessa in una foto d'archivio

La barchessa in una foto d'archivio

Il portichetto con le colonnine delle cedraie di Villa Da Lezze

Il portichetto con le colonnine delle cedraie di Villa Da Lezze

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Il riuso dopo l'azienda agricola

Nel 1973, con la vendita degli ultimi quaranta ettari di terreno, cessò la secolare azienda agricola già dei Navagero e quindi degli Erizzo. La parte dominicale rimase fortunatamente intatta: la villa, le due barchesse, l'oratorio, il forno da pane ottocentesco, gli edifici già dei fittavoli Pasin, Stefani e Rocchetto, il grande Brolo a sud e il “Prà” a nord — circa cinque ettari con quattromila metri quadrati di edifici storici.

Nel trentennio successivo gli otto edifici del complesso sono stati restaurati uno a uno, mantenendo l'interezza della proprietà. Sono tornati alla luce i due grandi viali coassiali di circa trecento metri a fronte nord e sud, l'antico “Stradon del Prà” ridestinato a viale d'accesso principale, il giardino all'italiana e il piccolo “teatro verde” a lato del brolo, con la sistemazione dei fossati che delimitano l'area dominicale.

Il modello di riuso del complesso vincolato offre oggi soluzioni abitative particolarmente apprezzate per i vasti spazi verdi, le grandi alberature, la quiete assoluta e il sollievo offerto a chi vi soggiorna.